Floriterapia (Fiori di Bach)

Il percorso terapeutico, qualunque esso sia, ha una vera efficacia nel momento in cui fornisce al sistema una serie di informazioni che permettono di fare luce sulle zone d'ombra.
Questo è il vero obiettivo di un buon terapeuta, nel momento in cui si impegna a seguire il paziente in un suo percorso esistenziale.

Il percorso terapeutico deve restituire il più possibile alla coscienza del paziente le paure, le angosce, le strategie, le tattiche, le difese, i dogmi che il soggetto ha costruito su se stesso e sul mondo e che lo portano quindi ad osservare la realtà e ad interagire con essa in modo schematico, rigido ed unilaterale; occorre restituire alla luce dell'autoconsapevolezza le motivazioni per cui tutto ciò è nato e si è strutturato, le ferite cicatrizzate e quelle ancora aperte.

Gli aspetti della propria identità ritenuti inaccettabili ed inconciliabili devono essere utilmente integrati e possibilmente trasformati in nuove fonti di energia e di qualità positive. Tutto questo può avvenire, per esempio, attraverso tecniche e metodi congeniali al paziente e derivanti dal retroterra culturale del terapeuta.

Questo processo di presa di consapevolezza è un processo di liberazione, poiché rende tutto ciò che era inconscio meno pervasivo e rende possibile intravedere nuove soluzioni e prospettive esistenziali, liberando da antichi blocchi e vincoli e riattivando tutte quelle qualità positive ipotizzate da Roberto Assagioli come componenti essenziali dell'inconscio superiore.

Tutto ciò permette in ultima analisi alla persona di riconquistare parzialmente o interamente quel territorio fertile e fecondo che Edward Bach ha chiamato "vero sé".
Questo percorso evolutivo può avvenire nell'ambito di una relazione terapeuta-paziente, in un setting regolamentato e strutturato.
Questo percorso di cambiamento può, ovviamente, non presentarsi agevole in quanto tutte le strutture inconsce sono delle soluzioni disfunzionali, (ma pur sempre soluzioni) che hanno dato al paziente, sia pure precariamente, un certo senso di sicurezza ed identità e gli hanno permesso di evitare "guai" ancor peggiori, di vivere anche in maniera disagevole, trovando comunque un proprio assestamento.

Il paziente opporrà, quasi inevitabilmente, una sorta di resistenza al cambiamento.
Avrà bisogno di tempo per creare spazio dentro di sé, per consapevolizzare, per accettarsi.

Ecco, quindi, che entra in gioco la grande ed importante funzione dei Fiori di Bach, testimoniata in maniera evidente dalla "crisi di coscienza".
Essi possono essere considerati come degli attivatori e dei catalizzatori del percorso di autocoscienza.
Riescono ad entrare nel sistema e a svolgere tali funzioni attenuando le resistenze ed attivando le qualità. La cosiddetta crisi di coscienza rappresenta il fenomeno più visibile di tale attività.

Per riferimento bibliografico:
IANNELLI M. - "Crisi di coscienza" in Floriterapia: aspetti teorici e gestione di una "buona occasione". Atti del 2° Congresso A.M.I.F. La Med. Biol. Suppl. al N°2, 2000, pagg.12-20.

Base della patogenesi secondo Bach:

"Quando la personalità devia dal camino tracciato dall'anima, nasce il conflitto, inteso come una disarmonia che può concretizzarsi in quella che conosciamo come malattia, segnale di qualcosa che deve e può essere riequilibrato ho corretto."


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